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Il Rotary Club Alto Fermano Sibillini ha donato 1.000 euro all'Associazione Italiana "Carlo Urbani"
http://www.informazione.tv/news.asp?id=5977

Gesto di solidarietà del Rotary Club Alto Fermano Sibillini: il presidente Marco Montani ha deciso di rinunciare ai doni natalizi per i soci, devolvendo la somma corrispondente all'Associazione dedicata al medico che isolò per primo il virsu della Sars. "Il nostro contributo - spiega Montani - servirà a sostenere i progetti di ricerca e le iniziative umanitarie che l'Aicu sta realizzando nelle zone povere del mondo". Un messaggio chiaro, forte. Emerso durante la "Serata degli auguri" - svoltasi nella sala conferenze del ristorante "San Marco" a Servigliano - dedicata proprio a Carlo Urbani, il medico di Castelplanio stroncato dalla Sars a Bangkok il 29 marzo 2003. Urbani per primo isolò il virus della Sars, contribuendo in maniera determinante a salvare decine di migliaia di vite umane e impedendo che l'epidemia si diffondesse in Vietnam. Ospiti della serata: Maria Concetta Scaglione e Giuliana Chiorrini, rispettivamente mamma e moglie di Carlo Urbani. Attraverso un video di 30', curato dall'Aicu, sono state mostrate le immagini salienti della vita "di una persona straordinaria - ha detto Montani - che prima di essere un medico molto stimato era un uomo che ha speso la sua esistenza aiutando le popolazioni povere del Terzo Mondo". Con commozione la signora Scaglione ha ricordato alcune tappe della vita di suo figlio: "Sempre vicino agli ultimi, prima in parrocchia poi da medico. Non sopportava che nel mondo ancora si morisse di malattie curabili con un vaccino di poche lire. Prima in Africa centrale, poi in Cambogia, Laos, Vietnam. Con l'Organizzazione Medici Senza Frontiere nell'aprile del 1999 ritirò il Nobel per la Pace, ma il suo posto non era di certo dietro una scrivania ma là, vicino agli ultimi che morivano anche a causa di una semplice diarrea". Giuliana Chiorrini ha sposato Carlo Urbani e la sua missione. Con lei, i figli Tommaso, Luca e Maddalena. "L'intera famiglia l'ha seguito in ogni angolo della terra - ha raccontato la moglie -. Nonostante i rischi, negli ultimi mesi si dedicò alla Sars. Mi ripeteva: "Non dobbiamo essere egoisti, io devo pensare agli altri". Nel marzo 2003 contrasse quel terribile virus da lui isolato: mi invitò a far rientrare in Italia i nostri figli. Per evitare il contagio, fu impossibile perfino l'ultimo abbraccio. Io lo vegliavo notte e giorno, ma tra noi c'era un vetro. Carlo comunicava con me portandosi la mano al cuore: il suo ultimo messaggio d'amore".

14/1/2010

AICU - Associazione Italiana Carlo Urbani Onlus
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